{"id":338900,"date":"2017-12-16T01:00:00","date_gmt":"2017-12-16T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/medizinonline.com\/puo-essere-un-po-meno\/"},"modified":"2017-12-16T01:00:00","modified_gmt":"2017-12-16T00:00:00","slug":"puo-essere-un-po-meno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/medizinonline.com\/it\/puo-essere-un-po-meno\/","title":{"rendered":"Pu\u00f2 essere un po&#8217; meno?"},"content":{"rendered":"<p><strong>Gli americani stanno ulteriormente declassando la definizione di ipertensione, da \u2265140\/90 mmHg a \u2265130\/80 mmHg. La nuova linea guida \u00e8 stata molto discussa al Congresso AHA.<\/strong><\/p>\n<p> <!--more--> <\/p>\n<p>Le nuove linee guida provengono dalle due principali societ\u00e0 cardiologiche statunitensi, l&#8217;AHA e l&#8217;ACC [1]. Come prima, il limite di &lt;120\/&lt;80&nbsp;mmHg \u00e8 definito normale. Se i valori sistolici &#8211; con gli stessi valori diastolici &#8211; sono superiori a questo valore, ossia 120-129, secondo le nuove linee guida, si parla gi\u00e0 di pressione arteriosa &#8220;elevata&#8221;, mentre le vecchie linee guida statunitensi parlavano di &#8220;pre-ipertensione&#8221; se anche il valore diastolico era di 80 mmHg o pi\u00f9. I valori di 130 (sist.) o 80&nbsp;mmHg (diast.) e oltre costituiscono ora l&#8217;ipertensione di grado 1 (in precedenza &#8220;pre-ipertensione&#8221;), e al limite &#8220;abituale&#8221; di 140\/90&nbsp;mmHg ora gi\u00e0 l&#8217;ipertensione di grado 2. Le persone i cui valori sistolici e diastolici si trovano in due categorie diverse appartengono al gruppo pi\u00f9 alto. \u00c8 la prima volta dal 2003 che la definizione di ipertensione viene modificata.<\/p>\n<p>Nella prevenzione primaria dei pazienti con un rischio calcolato di ASCVD a 10 anni di almeno il 10%, 130\/80&nbsp;mmHg \u00e8 ora considerata la soglia per il trattamento farmacologico. Gli autori raccomandano le cosiddette equazioni ACC\/AHA Pooled Cohort come calcolatore di rischio [2]. Questo \u00e8 stato convalidato solo per la popolazione statunitense di et\u00e0 compresa tra 45 e 79 anni e senza terapia concomitante con statine. Per i restanti pazienti, i valori originali di \u2265140\/90&nbsp;mmHg rimangono validi come soglia per la terapia farmacologica. Entrambi sono raccomandazioni di Classe I. Questo \u00e8 anche in contrasto con le linee guida precedenti, le cosiddette JNC&nbsp;7 (Seventh Report of the Joint National Committee on Prevention, Detection, Evaluation, and Treatment of High Blood Pressure) [3]. L\u00ec, il limite per gli antipertensivi nella popolazione generale era 140\/90&nbsp;mmHg. I valori di \u2265130\/80&nbsp;mmHg sono stati considerati necessari per la terapia solo in presenza di diabete o malattia renale cronica.<\/p>\n<p>Gli autori sostengono che il rischio cardiovascolare \u00e8 gi\u00e0 significativamente aumentato con livelli superiori al limite appena definito. L&#8217;aumento del rischio nell&#8217;ipertensione di stadio 2 (ridefinita) \u00e8 noto da molto tempo, ma ora ci sono sempre pi\u00f9 dati che suggeriscono un continuum: gi\u00e0 nella &#8220;pressione sanguigna elevata&#8221; (ridefinita) e nell&#8217;ipertensione di stadio 1 (ridefinita), ci sono molti elementi che suggeriscono un aumento sensibile del rischio. La base per la categorizzazione sono gli studi clinici osservazionali e randomizzati, nonch\u00e9 le corrispondenti meta-analisi che si basano su un hazard ratio di<\/p>\n<ul>\n<li>tra 1,1 e 1,5 con valori di 120-129\/80-84&nbsp;mmHg vs. &lt;120\/80&nbsp;mmHg<\/li>\n<li>e tra 1,5 e 2,0 per i valori di 130-139\/85-89&nbsp;mmHg rispetto a &lt;120\/80&nbsp;mmHg<\/li>\n<\/ul>\n<p>uscire. Alla luce di questo considerevole aumento del rischio, il termine &#8220;pre-ipertensione&#8221; \u00e8 fuorviante (perch\u00e9 lo banalizza) e deve essere abbandonato. La critica implicita ai termini delle linee guida europee, che descrivono ancora una pressione sanguigna da 120 a 139 e da 80 a 89 come &#8220;normale&#8221;\/&#8221;alta normalit\u00e0&#8221;, risuona gi\u00e0 qui. Quanto dureranno \u00e8 discutibile.<\/p>\n<h2 id=\"patologizzazione-di-unintera-societa\">Patologizzazione di un&#8217;intera societ\u00e0?<\/h2>\n<p>Con l&#8217;introduzione delle nuove linee guida, una riduzione al di sotto di 130\/80&nbsp;mmHg diventer\u00e0 anche il nuovo obiettivo terapeutico per molti pazienti gi\u00e0 in trattamento, ossia quelli con un rischio di ASCVD a 10 anni di almeno il 10% o con una malattia cardiovascolare gi\u00e0 nota (raccomandazione di classe I). Per tutti gli altri pazienti ipertesi, sembra ragionevole anche una riduzione al di sotto di questi valori, si legge nelle nuove linee guida (classe di raccomandazione IIb). Le attuali linee guida, quindi, non solo patologizzano in un colpo solo gran parte della societ\u00e0 occidentale, ma dichiarano anche inefficace (o pi\u00f9 precisamente: insufficientemente efficace) la terapia attuale di molti pazienti affetti da ipertensione. La stessa pubblicazione menziona che circa la met\u00e0 della popolazione statunitense ha un&#8217;ipertensione di grado 1, secondo la definizione attuale. Per un confronto: con la soglia originale, era gi\u00e0 un terzo. I dati provengono da uno studio complementare [4], progettato per esaminare il potenziale impatto delle nuove linee guida.<\/p>\n<p>Anche con il nuovo limite, le misure relative allo stile di vita, come la riduzione del peso, la dieta sana, la restrizione dell&#8217;assunzione di sodio\/aumento del potassio, l&#8217;esercizio fisico o il consumo moderato di alcol, rimangono i primi pilastri importanti della gestione dell&#8217;ipertensione, sostengono gli autori. Questo riguarda una grande percentuale di persone definite di recente come ipertese. Di conseguenza, \u00e8 prevedibile solo un leggero aumento delle prescrizioni di farmaci in questo settore (raccomandato in precedenza al 34% e ora al 36%) [4]. Inoltre, le misurazioni della pressione sanguigna in una sola visita sono ancora troppo spesso prese come base per il calcolo della prevalenza. Questo sovrastima la prevalenza dell&#8217;ipertensione. Secondo queste e precedenti linee guida, sono necessarie almeno due misurazioni in almeno due visite. Non \u00e8 chiaro in che misura questa regola standard venga rispettata nella pratica e nella prescrizione.<\/p>\n<p>La definizione di una pressione sanguigna sana rimane la stessa, continuano gli americani. Mentre in passato la cosiddetta &#8220;pre-ipertensione&#8221; (120-139\/80-89) doveva essere un segnale d&#8217;allarme per i medici che dovevano prestare particolare attenzione alla pressione sanguigna, oggi si tratta gi\u00e0 di una pressione sistolica &#8220;elevata&#8221;, pari a 120-129.<\/p>\n<p>Tuttavia, gli autori fanno una concessione ai loro critici: si pu\u00f2 infatti ipotizzare che una percentuale considerevole di coloro che gi\u00e0 ricevono un trattamento dovr\u00e0 essere trattata in modo pi\u00f9 aggressivo per raggiungere i valori target. Il 53% sarebbe appena al di sopra di questo valore, mentre con la definizione originale era del 39% [4].<\/p>\n<h2 id=\"le-opinioni-differiscono\">Le opinioni differiscono<\/h2>\n<p>In Europa, i vecchi valori di pressione sanguigna rimangono in vigore per il momento. Tuttavia, la &#8220;corsa all&#8217;avanguardia&#8221; americana sta facendo discutere molto anche qui, con opinioni piuttosto controverse. Quando c&#8217;\u00e8 una diagnosi, una terapia \u00e8 sempre ovvia, e poich\u00e9 le misure di stile di vita citate pi\u00f9 volte sono tutt&#8217;altro che semplici misure di &#8220;benessere&#8221;, ma per molti richiedono una notevole disciplina e comportano restrizioni nella vita quotidiana, il desiderio di una soluzione presumibilmente semplice con i farmaci sar\u00e0 rapidamente nella pratica quotidiana.<\/p>\n<p>Nonostante tutto ci\u00f2, \u00e8 probabile che presto anche in questo Paese si attendano valori target pi\u00f9 bassi; l&#8217;ESC sta attualmente lavorando intensamente a una nuova linea guida che sostituisca quella precedente del 2013 [5]. Si prevede che ci\u00f2 avvenga nell&#8217;estate del 2018. Quindi rimane eccitante.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-9513\" alt=\"\" src=\"https:\/\/medizinonline.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/tab1_cv6_s29.png\" style=\"height:386px; width:600px\" width=\"1100\" height=\"708\"><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Infine, va notato che le nuove linee guida americane non solo sono in contrasto con le attuali linee guida europee, ma per certi versi rappresentano anche un allontanamento dal JNC 8 [6], il controverso successore del JNC 7, che andava esattamente nella direzione opposta, ossia verso un autodefinito &#8216;rilassamento&#8217; dei limiti. Secondo il JNC-8, i pazienti di et\u00e0 superiore ai 60 anni dovevano essere trattati solo a partire da 150\/90&nbsp;mmHg e abbassati a questi valori target. Sebbene questo non significhi che tutti i pazienti che attualmente raggiungono valori pi\u00f9 bassi debbano essere riadattati a valori pi\u00f9 alti, ma piuttosto che anche una riduzione al di sotto di 150 porterebbe un buon beneficio, sembra difficile da conciliare con il tenore di base delle nuove linee guida. In questo caso, il limite di 130&nbsp;mmHg si applica chiaramente anche alle persone anziane, pi\u00f9 precisamente agli ipertesi ambulatoriali non istituzionalizzati e con partecipazione sociale di 65 anni o pi\u00f9 (raccomandazione di Classe I). Nei casi di elevato carico di comorbilit\u00e0 e di aspettativa di vita limitata, sarebbe preferibile un approccio individuale (classe IIa).<\/p>\n<p>La discussione \u00e8 quindi appena iniziata e probabilmente continuer\u00e0 ad occupare intensamente il mondo della cardiologia in futuro. La <strong>Tabella&nbsp;1 <\/strong>mostra una panoramica delle linee guida corrispondenti degli ultimi anni.<\/p>\n<p><em>Fonte: Sessioni scientifiche dell&#8217;American Heart Association (AHA) 2017, 11-15 novembre 2017, Anaheim<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Letteratura:<\/p>\n<ol>\n<li>Whelton PK, et al: Linea guida ACC\/AHA\/AAPA\/ABC\/ACPM\/AGS\/APhA\/ASH\/ASPC\/NMA\/PCNA 2017 per la prevenzione, la rilevazione, la valutazione e la gestione dell&#8217;ipertensione arteriosa negli adulti. Hypertension 2017 Nov 13. DOI: 10.1161\/HYP.0000000065 [Epub ahead of print].<\/li>\n<li>Equazioni di coorte in pool ACC\/AHA. http:\/\/tools.acc.org\/ASCVD-Risk-Estimator\/<\/li>\n<li>Chobanian AV, et al: Settimo rapporto del Comitato Nazionale Congiunto per la prevenzione, l&#8217;individuazione, la valutazione e il trattamento dell&#8217;ipertensione. Ipertensione 2003; 42(6): 1206-1252.<\/li>\n<li>Muntner P, et al: Impatto potenziale sulla popolazione statunitense della linea guida 2017 dell&#8217;American College of Cardiology\/American Heart Association sull&#8217;ipertensione. Circulation 2017 Nov 13. DOI: 10.1161\/CIRCULATIONAHA.117.032582 [Epub ahead of Print].<\/li>\n<li>Mancia G, et al.: Linee guida ESH\/ESC 2013 per la gestione dell&#8217;ipertensione arteriosa: la Task Force per la gestione dell&#8217;ipertensione arteriosa della Societ\u00e0 Europea di Ipertensione (ESH) e della Societ\u00e0 Europea di Cardiologia (ESC). Journal of Hypertension 2013; 31(7): 1281-1357.<\/li>\n<li>James PA, et al: Linea guida 2014 basata sull&#8217;evidenza per la gestione dell&#8217;ipertensione arteriosa negli adulti &#8211; Rapporto dei membri del gruppo di esperti nominati per l&#8217;ottavo Comitato Nazionale Congiunto (JNC 8). JAMA 2014; 311(5): 507-520.<\/li>\n<\/ol>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>CARDIOVASC 2017; 16(6): 28-30<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli americani stanno ulteriormente declassando la definizione di ipertensione, da \u2265140\/90 mmHg a \u2265130\/80 mmHg. 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