{"id":339424,"date":"2017-09-08T02:00:00","date_gmt":"2017-09-08T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/medizinonline.com\/il-lungo-e-complesso-percorso-da-un-infortunio-sportivo-al-ritorno-al-campo-sportivo\/"},"modified":"2017-09-08T02:00:00","modified_gmt":"2017-09-08T00:00:00","slug":"il-lungo-e-complesso-percorso-da-un-infortunio-sportivo-al-ritorno-al-campo-sportivo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/medizinonline.com\/it\/il-lungo-e-complesso-percorso-da-un-infortunio-sportivo-al-ritorno-al-campo-sportivo\/","title":{"rendered":"Il lungo e complesso percorso da un infortunio sportivo al ritorno al campo sportivo"},"content":{"rendered":"<p><strong>Dopo un grave infortunio sportivo, non \u00e8 raro che una delle prime domande poste dall&#8217;atleta sia la durata dell&#8217;assenza imminente. La volont\u00e0 di tornare al livello precedente il pi\u00f9 rapidamente possibile \u00e8 molto forte negli atleti di alto livello. Per raggiungere questo obiettivo, \u00e8 necessaria la collaborazione costruttiva di tutti i professionisti coinvolti nel trattamento iniziale acuto e nella successiva fase di riabilitazione.<\/strong><\/p>\n<p> <!--more--> <\/p>\n<p>Il ritorno allo sport \u00e8 un argomento molto comune nella medicina sportiva contemporanea. Spesso si tratta di stabilire quali regole di comportamento, solitamente molto rigide, possono essere utilizzate per rendere possibile il ritorno pi\u00f9 rapido e sicuro all&#8217;attivit\u00e0 sportiva (allenamento pre-gara e gara). Dal nostro punto di vista, tuttavia, il termine dovrebbe essere inteso in modo pi\u00f9 ampio, dovrebbe descrivere e commentare tutte le misure che sono necessarie per un percorso di successo dall&#8217;infortunio fino proprio a questo ritorno all&#8217;attivit\u00e0 sportiva e anche ai possibili cambiamenti fisici.<\/p>\n<h2 id=\"cambiamenti-fisici-dopo-un-infortunio-sportivo\">Cambiamenti fisici dopo un infortunio sportivo<\/h2>\n<p>Un processo che inizia rapidamente dopo un infortunio sportivo \u00e8 il declino dei fattori di condizionamento. Come dimostrato da \u00c5strand [1] in un famoso esperimento di oltre 50 anni fa, l&#8217;assorbimento massimo di ossigeno <sub>VO2max<\/sub>diminuisce del 50% entro 20 giorni, mentre la forza (secondo Hettinger [2]) diminuisce del 25% entro 14 giorni. Considerando il tempo necessario per tornare alla linea di base &#8211; 60 giorni per la resistenza e ancora di pi\u00f9 per la forza &#8211; \u00e8 logico iniziare l&#8217;allenamento sostitutivo il prima possibile dopo l&#8217;infortunio. Con la maggior parte delle lesioni sportive, \u00e8 possibile almeno consolidare questi fattori di condizione, risparmiando la parte del corpo infortunata. Qui i fisioterapisti, in particolare, possono dare sfogo alla loro immaginazione e sviluppare forme di esercizio specifiche per lo sport.<\/p>\n<p>Quando gli sportivi regolari e intensivi sono costretti improvvisamente &#8211; come nel caso di un infortunio sportivo pi\u00f9 grave &#8211; ad abbandonare la loro attivit\u00e0 abituale, possono essere colpiti, proprio come i tossicodipendenti, da un fenomeno noto nella letteratura specializzata come sindrome da sollievo acuto. Il termine sindrome da de-stress &#8211; anche sindrome da de-stress sportivo &#8211; viene utilizzato per descrivere i disturbi della salute che possono verificarsi durante un improvviso de-stress. A breve termine, la brusca interruzione dell&#8217;allenamento sportivo agonistico pu\u00f2 portare a questo quadro clinico. La sindrome da scarico di solito inizia da 1 a 4 settimane dopo l&#8217;interruzione dell&#8217;allenamento, dura fino a diversi mesi e si riscontra pi\u00f9 spesso negli atleti di resistenza che in quelli di forza (veloce). I sintomi consistono principalmente in disturbi non specifici legati al cuore, come aritmie cardiache percepite come palpitazioni, instabilit\u00e0 cardiovascolare e vertigini, ma possono anche manifestarsi sotto forma di disturbi digestivi e disturbi del sonno. Spesso si verifica una compromissione del benessere soggettivo con instabilit\u00e0 emotiva fino all&#8217;umore depressivo. Le cause di questi disturbi non sono chiare; probabilmente si basano su meccanismi ormonali o nervosi centrali. Per prevenire o trattare la sindrome da scarico acuto, l&#8217;allenamento deve essere sistematicamente ridotto, cio\u00e8 si deve continuare o riprendere un allenamento regolare ridotto. Gli sport di resistenza sono la forma di esercizio pi\u00f9 consigliata.<\/p>\n<p>Recentemente, i media hanno discusso dello sport come forma di dipendenza. Un recente studio tedesco parla di quasi il 5% di persone a rischio di dipendenza da sport [3]. La base di questa dipendenza \u00e8 paragonabile a quella di altre dipendenze: il sistema di ricompensa del corpo viene costantemente tenuto sotto controllo. Il risultato \u00e8 che un&#8217;attivit\u00e0 ben intenzionata diventa il fulcro della vita. Se questa dipendenza non pu\u00f2 pi\u00f9 essere perseguita a causa di un infortunio, si pu\u00f2 sviluppare la sindrome da astinenza sportiva descritta sopra.<\/p>\n<h2 id=\"il-doping-nel-contesto-delle-lesioni-sportive\">Il doping nel contesto delle lesioni sportive<\/h2>\n<p>Come (quasi) sempre nella medicina sportiva, \u00e8 necessario richiamare l&#8217;attenzione sul problema del doping in questa particolare situazione. Il drastico calo dei fattori di condizione ad un certo punto, soprattutto della forza, potrebbe stimolare la tentazione di contrastare questo sviluppo estremamente sfavorevole con un aiuto farmacologico. Un esempio \u00e8 rappresentato dagli steroidi anabolizzanti. Non bisogna dimenticare che le autorit\u00e0 antidoping mantengono il diritto di effettuare test (cosiddetti fuori competizione) anche durante un&#8217;interruzione. Potrebbe quindi essere fatale non rispettare le regole applicabili a causa di una violazione, anche da parte di un medico.<\/p>\n<h2 id=\"lo-schema-terapeutico-e-le-sue-insidie\">Lo schema terapeutico e le sue insidie<\/h2>\n<p>Uno schema terapeutico classicamente praticato \u00e8 la sequenza: Diagnosi \u2192 trattamento \u2192 riabilitazione \u2192 formazione sostitutiva \u2192 ritorno. La divisione dei compiti tra medici, fisioterapisti e allenatori non \u00e8 sempre molto chiara e spesso il flusso di informazioni tra i medici coinvolti (spesso diversi, ad esempio medico sportivo e chirurgo) \u00e8 insufficiente. Queste costellazioni portano comprensibilmente a incomprensioni, complicazioni e ritardi indesiderati. \u00c8 quindi estremamente importante che una persona acquisisca il ruolo centrale di coordinatore (idealmente il medico sportivo).<\/p>\n<p>Un&#8217;analisi pi\u00f9 approfondita del suddetto schema terapeutico rivela, almeno teoricamente, una lacuna alla fine dell&#8217;assistenza medica classica. Se la fisioterapia \u00e8 considerata completata e il medico curante ritiene che la situazione sia compatibile con lo sport, l&#8217;atleta colpito si trova in una sorta di &#8216;terra di nessuno&#8217; terapeutica, spesso senza ulteriori indicazioni professionali. \u00c8 troppo raro che gli allenatori siano formati in questo settore e gli allenatori specializzati in riabilitazione si trovano solo nello staff di strutture sportive molto professionali. Questa condizione insoddisfacente \u00e8 molto probabilmente una delle ragioni principali delle recidive, che purtroppo non sono rare nella traumatologia sportiva (fino al 10%). Ancora una volta, diventa chiaro quanto sia importante il lavoro di squadra nel processo discusso. In nessun caso devono esserci tensioni tra i diversi partner del team di riabilitazione, soprattutto con i rappresentanti della parte sportiva.<\/p>\n<p>\u00c8 anche estremamente importante che l&#8217;intero processo inizi molto rapidamente. Forse l&#8217;aspetto pi\u00f9 importante, ma non discusso in questa sede per motivi di competenza, \u00e8 il supporto psicologico dell&#8217;atleta durante l&#8217;intera durata della riabilitazione. Il trauma psicologico \u00e8 spesso pi\u00f9 grave, ma pi\u00f9 impercettibile del trauma fisico. La necessit\u00e0 di consultare uno psicologo dello sport deve essere valutata caso per caso. Il coordinatore non deve perdere di vista questo elemento fin dall&#8217;inizio (motivazione= chiave del successo!).<\/p>\n<h2 id=\"struttura-dei-bisogni-di-riabilitazione\">Struttura dei bisogni di riabilitazione<\/h2>\n<p>Utilizzando l&#8217;esempio di una struttura che molto spesso si infortuna gravemente nello sport &#8211; il legamento crociato anteriore (ACL) dell&#8217;articolazione del ginocchio &#8211; si pu\u00f2 mostrare un percorso riabilitativo tipico. Una domanda importante in questo caso \u00e8 quali sono i criteri che indicano ai vari curanti che \u00e8 possibile un ritorno di successo alla vita sportiva agonistica precedente. Spesso, invece di seguire un piano sviluppato sistematicamente, viene utilizzato il principio &#8220;polso \u00d7 \u03c0&#8221;.<\/p>\n<p>La procedura tipica per l&#8217;intervento di sostituzione del legamento crociato anteriore \u00e8 la seguente: Dopo una media di sei mesi, l&#8217;articolazione operata non \u00e8 clinicamente evidente (nessun versamento, nessuna irritazione, stabilit\u00e0 soggettiva e oggettiva, ecc.), si telefona al fisioterapista, si interroga la persona interessata, che quasi sempre reagisce positivamente con impazienza, e si d\u00e0 il via libera. Il paziente torna alla sua routine sportiva quotidiana, l&#8217;allenatore presume che il suo giocatore sia pronto &#8211; e parte! Questo \u00e8 il momento in cui pu\u00f2 verificarsi l&#8217;indesiderabile, cio\u00e8 la recidiva dell&#8217;infortunio, caricando troppo presto. Pertanto, il processo di decisione finale di consentire il ritorno alla piena attivit\u00e0 atletica deve assolutamente essere guidato da criteri chiari. Per aiutare, ci sono sempre pi\u00f9 strumenti di valutazione in questo settore. Nel caso della rottura del legamento crociato anteriore, si tratta di: segni clinici (ampiezza di movimento, stabilit\u00e0, eventualmente misurata con sistemi oggettivi come il KT 1000, il Rolimeter), sistemi di punteggio (Lysholm Knee Scoring Scale, punteggio dell&#8217;International Knee Documentation Committee (IKDC), Tegner Activity Score (TAS), ecc. Nella nostra clinica, abbiamo recentemente iniziato a lavorare con una serie di sei diversi test, che vengono eseguiti da fisioterapisti qualificati in modo relativamente lungo. Si tratta di una misurazione della forza massima, di un test di salto singolo, triplo singolo e triplo incrociato su una gamba sola, di un test di equilibrio a Y, di un test di salto verticale secondo Sargent, di un test di infilata, di un test di salto laterale, del cosiddetto QUASLS (Qualitative Assesment Single-Leg Stepdown) e di test di stabilit\u00e0 del nucleo. Questi test devono ovviamente essere eseguiti in modo comparativo su entrambi i lati, perch\u00e9 la pratica dimostra che anche il lato sano controlaterale \u00e8 a rischio dopo un infortunio! Un programma simile, composto da sei test, \u00e8 stato convalidato e ha mostrato un aumento di 4 volte del rischio di rottura di una protesi ACL se i sei criteri di valutazione non venivano superati [4]. Tali controlli di idoneit\u00e0 vengono effettuati anche per altre articolazioni e modelli di lesioni.<\/p>\n<h2 id=\"conclusione\">Conclusione<\/h2>\n<p>Il percorso di riabilitazione dopo un grave infortunio sportivo pu\u00f2 essere indubbiamente lungo e complesso, sia per l&#8217;atleta che per l&#8217;intero team di riabilitazione, ma pu\u00f2 anche essere molto istruttivo per tutti, se tutte le persone coinvolte si impegnano al 100%. Subito dopo l&#8217;incidente, l&#8217;obiettivo di quasi tutte le vittime \u00e8 quello di tornare ai livelli precedenti. Questo dovrebbe essere anche l&#8217;obiettivo del team di riabilitazione, anche se purtroppo non si pu\u00f2 garantire un successo certo. Secondo diversi studi, circa l&#8217;80% degli atleti infortunati ritrova la strada dello sport, ma solo circa 2\u20443 al livello originale [5,6]. Sostenerli in questo percorso \u00e8 un compito medico molto grato.<\/p>\n<p>Letteratura:<\/p>\n<ol>\n<li>\u00c5strand PO, Rodahl K: Textbook of Work Physiology: Physiological Bases of Exercise. McGraw-Hill Book company 1970.<\/li>\n<li>Hollmann W, Hettinger Th: Sportmedizin &#8211; Arbeits- und Trainingsgrundlagen. F.K. Schattauer Verlag 1980.<\/li>\n<li>Zoemainz H, et al: Il rischio di dipendenza sportiva negli sport di resistenza. Dtsch Z Sportmed 2013; 64: 57-64.<\/li>\n<li>Kyritsis P, et al: Probabilit\u00e0 di rottura dell&#8217;innesto ACL: il mancato rispetto di sei criteri clinici di dimissione prima del ritorno allo sport \u00e8 associato a un rischio quattro volte maggiore di rottura. Br J Sports Med 2016; 50(15): 946-951.<\/li>\n<li>Mascarenhas R, et al: Autotrapianto di tendine osseo-patellare contro autotrapianto di legamento crociato anteriore nel giovane atleta: un&#8217;analisi retrospettiva abbinata con un follow-up di 2-10 anni. Knee Surg Sports Traumatol Arthrosc 2012; 20(8): 1520-1527.<\/li>\n<li>Campbell AB, et al: Ritorno allo sport dopo la riparazione della cartilagine articolare nelle ginocchia degli atleti: una revisione sistematica. Artroscopia 2016; 32(4): 651-668.e1.<\/li>\n<\/ol>\n<p><em>Ulteriore letteratura su richiesta dell&#8217;autore<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>PRATICA GP 2017; 12(8): 5-6<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo un grave infortunio sportivo, non \u00e8 raro che una delle prime domande poste dall&#8217;atleta sia la durata dell&#8217;assenza imminente. 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