{"id":344166,"date":"2014-11-24T01:00:00","date_gmt":"2014-11-24T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/medizinonline.com\/andare-avanti-con-le-forze-congiunte\/"},"modified":"2014-11-24T01:00:00","modified_gmt":"2014-11-24T00:00:00","slug":"andare-avanti-con-le-forze-congiunte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/medizinonline.com\/it\/andare-avanti-con-le-forze-congiunte\/","title":{"rendered":"Andare avanti con le forze congiunte"},"content":{"rendered":"<p><strong>Dato che i glioblastomi sono tra i tumori cerebrali pi\u00f9 comuni e maligni e hanno una prognosi molto sfavorevole, \u00e8 urgente ottimizzare la terapia attuale. Due pubblicazioni stanno attirando l&#8217;attenzione a questo proposito: una ha testato l&#8217;aggiunta di bevacizumab alla chemioradioterapia standard, l&#8217;altra ha utilizzato il metadone per potenziare l&#8217;effetto della chemioterapia.<\/strong><\/p>\n<p> <!--more--> <\/p>\n<p><em>(ag) <\/em>Bevacizumab \u00e8 indicato come monoterapia per il trattamento dei pazienti con glioblastoma ricorrente (grado IV dell&#8217;OMS) dopo una precedente terapia con temozolomide. Tuttavia, la radioterapia pi\u00f9 temozolomide \u00e8 ancora lo standard di cura nel trattamento primario, motivo per cui un nuovo studio di fase III [1] ha verificato in che misura l&#8217;aggiunta di bevacizumab possa migliorare il successo del trattamento in questa popolazione.<\/p>\n<p>Un totale di 921 pazienti con glioblastoma di nuova diagnosi hanno ricevuto bevacizumab per via endovenosa (n=458) o placebo (n=463) in aggiunta alla terapia standard. Dopo l&#8217;interruzione del trattamento il giorno 28, sono stati avviati sei mesi di terapia di mantenimento con bevacizumab\/placebo pi\u00f9 temozolomide. \u00c8 seguita la fase di monoterapia con bevacizumab\/placebo fino alla progressione o a tossicit\u00e0 insostenibili.<\/p>\n<h2 id=\"nessun-beneficio-nella-sopravvivenza-globale\">Nessun beneficio nella sopravvivenza globale<\/h2>\n<p>Mentre uno degli endpoint co-primari, la sopravvivenza libera da progressione, ha mostrato un vantaggio significativo dell&#8217;aggiunta in tutti i sottogruppi (10,6 vs. 6,2 mesi, HR 0,64, p&lt;0,001), la sopravvivenza globale non differiva in modo significativo (HR 0,88, p=0,1).<\/p>\n<p>Sui punti finali secondari: I tassi di sopravvivenza a un anno sono stati del 72,4 con bevacizumab e del 66,3% con placebo (p=0,049), e del 33,9 e 30,1% a due anni (p=0,24). Si sono verificati pi\u00f9 eventi avversi di grado tre o superiore nel gruppo bevacizumab.<\/p>\n<p>Sebbene l&#8217;aggiunta abbia migliorato significativamente la sopravvivenza libera da progressione e non abbia influito negativamente sulla qualit\u00e0 di vita fino alla progressione, l&#8217;aumento degli effetti collaterali dovrebbe essere incluso nella valutazione, concludono gli autori.<\/p>\n<h2 id=\"il-metadone-migliora-il-successo-della-chemioterapia\">Il metadone migliora il successo della chemioterapia<\/h2>\n<p>Anche un rapporto tedesco [2] nel campo del glioblastoma solleva delle perplessit\u00e0: Le cellule di glioblastoma hanno recettori oppioidi sulla loro superficie. Dopo che \u00e8 stato scoperto che il cAMP \u00e8 fondamentale per la proliferazione, la differenziazione e l&#8217;apoptosi in alcuni tumori e che la sua downregulation (ad esempio per mezzo di agonisti del recettore oppioide) potrebbe rendere i tumori pi\u00f9 sensibili ai trattamenti antitumorali, questo fatto \u00e8 stato dimostrato per la prima volta nei glioblastomi. In particolare, il metadone sensibilizza i glioblastomi e le cellule staminali di glioblastoma altrimenti non trattabili all&#8217;apoptosi indotta dalla doxorubicina. Aumenta l&#8217;assorbimento della doxorubicina e diminuisce l&#8217;efflusso (per questo motivo sono necessarie quantit\u00e0 minori di farmaco citostatico e gli effetti collaterali sono ridotti). Friesen et al. sono riusciti anche a dimostrare che la doxorubicina aumenta il numero di recettori oppioidi nella cellula tumorale, che a sua volta permette di legare pi\u00f9 metadone in un processo che si accumula.<\/p>\n<p>La doxorubicina ha gi\u00e0 dimostrato la sua efficacia nel trattamento dei gliomi maligni in studi in vitro e in vivo [3].<\/p>\n<p>Gli autori concludono che l&#8217;attivazione dei recettori oppioidi pu\u00f2 essere una strategia promettente per prevenire la crescita del tumore (attraverso la regolazione del cAMP) e aumentare l&#8217;efficacia dei farmaci antitumorali nel trattamento del glioblastoma. Si stanno pianificando studi clinici in questa direzione.<\/p>\n<p><em>Letteratura:<\/em><\/p>\n<ol>\n<li>Chinot OL, et al: N Engl J Med 2014; 370(8): 709-722.<\/li>\n<li>Friesen C, et al: Cell Cycle 2014; 13(10): 1560-1570.<\/li>\n<li>Fabel K, et al: Cancer 2001 Oct 1; 92(7): 1936-1942.<\/li>\n<\/ol>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>InFo ONCOLOGIA &amp; EMATOLOGIA 2014; 2(9): 6<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dato che i glioblastomi sono tra i tumori cerebrali pi\u00f9 comuni e maligni e hanno una prognosi molto sfavorevole, \u00e8 urgente ottimizzare la terapia attuale. 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