{"id":345354,"date":"2014-05-09T00:00:00","date_gmt":"2014-05-08T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/medizinonline.com\/modelli-matematici-per-lidentificazione-dei-sottotipi-di-schizofrenia\/"},"modified":"2014-05-09T00:00:00","modified_gmt":"2014-05-08T22:00:00","slug":"modelli-matematici-per-lidentificazione-dei-sottotipi-di-schizofrenia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/medizinonline.com\/it\/modelli-matematici-per-lidentificazione-dei-sottotipi-di-schizofrenia\/","title":{"rendered":"Modelli matematici per l&#8217;identificazione dei sottotipi di schizofrenia"},"content":{"rendered":"<p><strong>I ricercatori dell&#8217;ETH e dell&#8217;Universit\u00e0 di Zurigo sono riusciti a identificare diversi sottotipi di schizofrenia utilizzando modelli matematici che analizzano le immagini fMRI del cervello attivo. Questo apre la strada a diagnosi pi\u00f9 precise e quindi a opzioni terapeutiche pi\u00f9 mirate?<\/strong><\/p>\n<p> <!--more--> <\/p>\n<p><em>(ag) <\/em>Come si possono diagnosticare le malattie mentali in modo pi\u00f9 accurato in futuro? Gli scienziati dell&#8217;Istituto di Ingegneria Biomedica dell&#8217;ETH, in collaborazione con la Charit\u00e9 di Berlino, hanno presentato un approccio che permette di trasferire le immagini dell&#8217;attivit\u00e0 cerebrale dei soggetti in esame in un modello matematico che poi indica se sono affetti o meno da schizofrenia. In caso di risultati positivi, avviene un&#8217;ulteriore differenziazione in sottogruppi. In particolare, il modello &#8220;semplice&#8221;, secondo i ricercatori, calcola la forza di accoppiamento tra tre regioni cerebrali selezionate. Verifica quanto sia forte la comunicazione tra queste aree e quindi permette di trarre conclusioni sulla gravit\u00e0 e sul tipo di malattia dei pazienti schizofrenici.<\/p>\n<h2 id=\"studio-su-83-persone-di-prova\">Studio su 83 persone di prova<\/h2>\n<p>Il modello \u00e8 gi\u00e0 stato testato su 41 pazienti con schizofrenia e 42 partecipanti sani. Dovevano guardare e ricordare delle immagini (la memoria di lavoro \u00e8 spesso compromessa negli schizofrenici) mentre veniva registrata la loro attivit\u00e0 cerebrale. La forza di accoppiamento delle tre aree cerebrali non solo differiva significativamente tra i gruppi di pazienti e di controllo, ma anche all&#8217;interno del gruppo schizofrenico stesso. Sono emersi tre sottogruppi con diversi modelli di attivit\u00e0 cerebrale, che corrispondevano o rappresentavano la rispettiva gravit\u00e0 della schizofrenia rispetto ai sintomi clinici.<\/p>\n<p>Naturalmente, secondo i ricercatori, il modello, pur essendo incoraggiante, \u00e8 ben lungi dall&#8217;essere pronto per l&#8217;uso nella pratica. In particolare, sarebbe interessante studiare i pazienti non trattati nel tempo per vedere se il modello pu\u00f2 essere usato per confermare le previsioni di progressione della malattia.<\/p>\n<p><em>Fonte: Comunicato stampa del 7 gennaio 2014, Schaffner M: Utilizzo di modelli matematici per individuare la schizofrenia. ETH Life 7 gennaio 2014.<\/em><\/p>\n<p>Letteratura:<\/p>\n<ol>\n<li>Brodersen KH, et al: Dissezione dei disturbi dello spettro psichiatrico tramite embedding generativo. NeuroImage: Clinical 2014; 4: 98-111. doi:10.1016\/j.nicl.2013.11.002.<\/li>\n<\/ol>\n<p><em>InFo NEUROLOGIA &amp; PSICHIATRIA 2014; 12(3): 38<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I ricercatori dell&#8217;ETH e dell&#8217;Universit\u00e0 di Zurigo sono riusciti a identificare diversi sottotipi di schizofrenia utilizzando modelli matematici che analizzano le immagini fMRI del cervello attivo. 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